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Il bokeh

Un’interessante tecnica fotografica in grado di incrementare la piacevolezza delle fotografie è il cosiddetto bokeh, ovvero l’applicazione volontaria ad una parte dell’immagine di un effetto di fuori fuoco sfruttando quello che, in altre occasioni, potrebbe essere considerato un difetto dell’obiettivo della fotocamera. Questo permette, ad esempio, di far risaltare il soggetto della fotografia rispetto allo sfondo e a ciò che si trova davanti sfuocando il resto, o per distogliere l’attenzione da parti dell’immagine non troppo apprezzabili. Ovviamente, il bokeh non è uno sfuocato dovuto al movimento della fotocamera durante scatti con esposizioni medio-lunghe (che, se voluto e con il soggetto della foto che sembra fermo, prende il nome di panning) o semplicemente l’autofocus che fa cilecca, ma è il risultato di una ricercata forzatura dell’obiettivo il cui diaframma è stato portato alla massima apertura con scopi volutamente artistici.
A differenza di quanto si possa credere, al pari di molti altri effetti fotografici, la realizzazione non è difficile se si è a conoscenza di alcune peculiarità della fotocamera e dell’obiettivo che si usa e può dare grandi soddisfazioni.

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Sotto un cielo settembrino dal colore latteo uniforme, interrotto solo da un sole che appare più come una luna arancione, che ispira ben poco la voglia di andare in montagna, parcheggio l’auto nello spiazzo prima del ponte del Baghetto, arrivando dal sottopassaggio alla rotonda del Baffo. Non c’è in giro nessuno, se non qualche automobile che scende da Castello dell’Acqua.
L’aria è fredda ed un po’ umida, ma se il tempo terrà e non si metterà a piovere sono sicuro che l’itinerario che ho studiato un paio di giorni prima dovrebbe essere percorribile senza troppi problemi.
Camminando lungo il Sentiero Valtellina, sono sempre stato incuriosito da una strada che si stacca dallo stesso all’altezza della diga appena oltre il Baghetto e che si scompare alla vista perdendosi tra le piante del bosco che coprono le falde del monte. Un segnavia posto all’inizio della strada indica che percorrendola è possibile raggiungere Castello dell’acqua, oltre a Bruga. Continua a leggere »

Con un ritardo spaventoso, oggi riesco finalmente a tornare a Grosio da Tirano con il pullman della Perego (sempre 2.20 € per farsi scarrozzare comodamente all’ombra dei due castelli) con l’intenzione di completare la seconda ed ultima parte del Giro dei castelli che, dopo essere passato dalla parte retica, è la volta del tratto orobico.
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Un’escursione che mi incuriosiva da parecchi anni è quella che permette di raggiungere i più importanti edifici medioevali della zona della Valtellina compresa tra Tirano e Grosio, (fantasiosamente) chiamata “Giro dei castelli”. Avevo provato tempo fa a percorrerlo partendo dal Castellaccio (hanno un gran rispetto dei loro monumenti storici…) di Tirano, ma mi sono perso nei pressi di Mazzo in Valtellina, quindi in quella occasione la camminata è andata a monte, o più esattamente alla fermata dell’autolinea della Perego (quante volte mi ha tolto d’impaccio…).

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Sulla spinta dell’escursione dell’anno scorso a Livigno dalle dighe di Cancano, ho cercato qualche altra camminata nella valle dello Spöl, e ne ho trovata una breve ma interessante, che attraversa una piccola valle e che permette di scoprire una cascata, una delle mie passioni, insieme ai laghetti.
Provenendo dal Passo del Foscagno, scendo nel paese di Livigno e mi dirigo verso il Passo della Forcola; dopo la zona di Tresenda, una volta fuori dall’abitato, lascio la macchina nel parcheggio (1935 m.s.m.) appena prima del Rifugio Tridentina.

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Come si scatta una foto a lunga esposizione? Le foto di questo genere sono spesso straordinarie, e può sembrare che siano necessarie capacità e conoscenze incredibili nell’arte della fotografia oltre ad apparecchiature da migliaia di euro. In realtà, basta una buona macchina e poco altro materiale, delle conoscenze base che si possono imparare in dieci minuti, ed un po’ di pazienza.

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Mentre mi godevo l’escursione della settimana passata alla ricerca della sorgente dell’Adda, è nato il desiderio di scoprire se sarei riuscito a raggiungere Livigno partendo dalla zona delle dighe di Cancano (o Fraele, non ho mai capito la differenza). Controllando le cartine escursionistiche presenti in loco e su Internet, scopro che ci sono due possibili percorsi: uno passa per la Valle Alpisella e l’altro per la Via di Pettine. Poiché la Valle Alpisella l’ho attraversata otto giorni prima fino al passo, ho deciso di provare con la Val di Pettine. Continua a leggere »

Approfittando della decisione del comune di Valdisotto di regolamentare il traffico nella zona delle dighe di Fraele, decido che è giunto il momento di scoprire dove nasce il fiume che attraversa la Valtellina. È tempo di scoprire dove sono le mitiche sorgenti dell’Adda, che non saranno quelle del Nilo che hanno smobilitato nel XIIX e XIX secolo  avventurieri ed esploratori che hanno trovato fama o rovina in quell’impresa ma, ehi, come sto per andare a raccontare, pure la posizione di quella del fiume abduano si è rivelata complicata da trovare. Non sarà una storia degna di Salgari o Wells, ma ha dato comunque quel pizzico di avventura in più ad una lunga e piacevole escursione. Continua a leggere »

Nonostante la notte di tempesta che ha flagellato la Valtellina, sabato mattina, anche per festeggiare l’inizio delle ferie di Ferragosto, decido comunque di tentare una escursione, questa volta in una zona per me poco familiare: il Lago di Como. La zona dell’escursione si trova nel comune di Abbadia Lariana, pochi chilometri a nord di Lecco, comodamente raggiungibile in treno (o con il pullman sostitutivo, visto che a Morbegno il convoglio della coincidenza non era disponibile e ho dovuto proseguire con un torpedone). Continua a leggere »

Giro del Lago di Mezzola

Il desiderio di compiere il giro del Lago di Mezzola nasceva un’anno fa, quando, giungendo da Colico, camminavo per la prima volta lungo le coste di questo splendido gioiello liquido racchiuso tra le Alpi Retiche e quelle Lepontine. Qualche ricerca in rete ed un articolo su “Le Montagne Divertenti” (che ha la simpatica tendenza a far sembrare una sciocchezza pure la Ultra-Trail du Mont-Blanc) mi permettono di scoprire che un percorso esiste, e che si svolge per la maggior parte sul piano con una breve incursione in ambiente montano.
Quindi, un anno dopo, in un assolato e per nulla freddo sabato di primavera, scendo dal treno nella stazione di Novate Mezzola (207 m.s.m.). Il sole è ancora nascosto dalla cima di Provinaccio, ma i raggi illuminano l’umidità nelle severe valli a Est, preannunciando una giornata pessima per le foto; il meteo promette nuvole nel pomeriggio, ma spero che il cielo rimanga terso per il resto della giornata.
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