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Domenica scorsa, avendo solo un paio di ore per camminare, ho deciso di raggiungere la località Piani di Gembro, facendomi un giro per vedere com’è la zona: sì, abito ad un tiro di schioppo ma è la seconda volta che ci vengo. Prendo la strada che porta a Piscè, e da lì, incuriosito per il nome, fino al Monte Belvedere. Ammetto di rimanere estasiato dal percorso e, una volta tornato a casa, decido di prepararne uno per il sabato successivo, con il quale scendere fino in Aprica e poi tornare indietro lungo un altro sentiero, e questa mattina ho provato a farlo. Dopo questa volta, non mi avvicinerò mai più ad una discesa di downhill nemmeno se ne andasse della mia vita.

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Ammetto che era da qualche anno, da quando ne avevo letto su Facebook o su qualche pagina di escursionismo locale, che volevo percorrere il “Sentiero del rat”, un po’ per il nome curioso (che, a quanto pare, non ha nulla a che vedere tanto con i veri topi quanto con la topografia), un po’ per la brevità, ma, vuoi perché percorsi più lunghi e impegnativi mi ispiravano maggiormente, vuoi perché ho finito col dimenticarmene, alla fine l’ho provato solo oggi. E difatti, volevo tentare di raggiungere la cima del Pizzo Meriggio da Campelli, ma con il tempo che sembrava presagire poco di buono, e per non buttare via una possibile giornata di escursionismo, ho optato per il succitato sentiero. Suppongo che mi sarei stancato meno a raggiungere la cima del Pizzo Meriggio…
Il sentiero ha ricevuto un po’ di fama, appunto qualche anno fa, perché era stato risistemato dai bambini delle scuole elementari locali per qualche progetto didattico, come si può notare lungo il percorso, disseminato di piccoli cartelli che illustrano la flora e la fauna locale, oltre ad alcune installazioni nei boschi per un’esperienza sensoriale della natura.

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Effettivamente, Lughina non è esattamente famosa per il laghetto che, ad essere onesti, non è altro che una grossa pozza di acqua verde, quanto piuttosto per gli insediamenti militari posti a difesa della Valtellina e della Patria durante la Grande Guerra. Ma, nonostante questo, vedere quel rettangolino azzurro in cima (beh, quasi) ad una montagna mi ha ispirato a raggiungere la contradina. In più, sono curioso di raggiungere una contrada che è per metà in territorio italiano e per metà in quello elvetico.
Arrivarci, in effetti, è stato abbastanza lungo e, sebbene non sia particolarmente faticoso o pericoloso, ha comunque richiesto una certa forza d’animo ripagando con la soddisfazione di esserci riuscito, fantastici scorci sulle Orobie e la visita a contrade di alta montagna.

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Il bokeh

Un’interessante tecnica fotografica in grado di incrementare la piacevolezza delle fotografie è il cosiddetto bokeh, ovvero l’applicazione volontaria ad una parte dell’immagine di un effetto di fuori fuoco sfruttando quello che, in altre occasioni, potrebbe essere considerato un difetto dell’obiettivo della fotocamera. Questo permette, ad esempio, di far risaltare il soggetto della fotografia rispetto allo sfondo e a ciò che si trova davanti sfuocando il resto, o per distogliere l’attenzione da parti dell’immagine non troppo apprezzabili. Ovviamente, il bokeh non è uno sfuocato dovuto al movimento della fotocamera durante scatti con esposizioni medio-lunghe (che, se voluto e con il soggetto della foto che sembra fermo, prende il nome di panning) o semplicemente l’autofocus che fa cilecca, ma è il risultato di una ricercata forzatura dell’obiettivo il cui diaframma è stato portato alla massima apertura con scopi volutamente artistici.
A differenza di quanto si possa credere, al pari di molti altri effetti fotografici, la realizzazione non è difficile se si è a conoscenza di alcune peculiarità della fotocamera e dell’obiettivo che si usa e può dare grandi soddisfazioni.

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Sotto un cielo settembrino dal colore latteo uniforme, interrotto solo da un sole che appare più come una luna arancione, che ispira ben poco la voglia di andare in montagna, parcheggio l’auto nello spiazzo prima del ponte del Baghetto, arrivando dal sottopassaggio alla rotonda del Baffo. Non c’è in giro nessuno, se non qualche automobile che scende da Castello dell’Acqua.
L’aria è fredda ed un po’ umida, ma se il tempo terrà e non si metterà a piovere sono sicuro che l’itinerario che ho studiato un paio di giorni prima dovrebbe essere percorribile senza troppi problemi.
Camminando lungo il Sentiero Valtellina, sono sempre stato incuriosito da una strada che si stacca dallo stesso all’altezza della diga appena oltre il Baghetto e che si scompare alla vista perdendosi tra le piante del bosco che coprono le falde del monte. Un segnavia posto all’inizio della strada indica che percorrendola è possibile raggiungere Castello dell’acqua, oltre a Bruga. Continua a leggere »

Con un ritardo spaventoso, oggi riesco finalmente a tornare a Grosio da Tirano con il pullman della Perego (sempre 2.20 € per farsi scarrozzare comodamente all’ombra dei due castelli) con l’intenzione di completare la seconda ed ultima parte del Giro dei castelli che, dopo essere passato dalla parte retica, è la volta del tratto orobico.
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Un’escursione che mi incuriosiva da parecchi anni è quella che permette di raggiungere i più importanti edifici medioevali della zona della Valtellina compresa tra Tirano e Grosio, (fantasiosamente) chiamata “Giro dei castelli”. Avevo provato tempo fa a percorrerlo partendo dal Castellaccio (hanno un gran rispetto dei loro monumenti storici…) di Tirano, ma mi sono perso nei pressi di Mazzo in Valtellina, quindi in quella occasione la camminata è andata a monte, o più esattamente alla fermata dell’autolinea della Perego (quante volte mi ha tolto d’impaccio…).

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Sulla spinta dell’escursione dell’anno scorso a Livigno dalle dighe di Cancano, ho cercato qualche altra camminata nella valle dello Spöl, e ne ho trovata una breve ma interessante, che attraversa una piccola valle e che permette di scoprire una cascata, una delle mie passioni, insieme ai laghetti.
Provenendo dal Passo del Foscagno, scendo nel paese di Livigno e mi dirigo verso il Passo della Forcola; dopo la zona di Tresenda, una volta fuori dall’abitato, lascio la macchina nel parcheggio (1935 m.s.m.) appena prima del Rifugio Tridentina.

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Come si scatta una foto a lunga esposizione? Le foto di questo genere sono spesso straordinarie, e può sembrare che siano necessarie capacità e conoscenze incredibili nell’arte della fotografia oltre ad apparecchiature da migliaia di euro. In realtà, basta una buona macchina e poco altro materiale, delle conoscenze base che si possono imparare in dieci minuti, ed un po’ di pazienza.

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Mentre mi godevo l’escursione della settimana passata alla ricerca della sorgente dell’Adda, è nato il desiderio di scoprire se sarei riuscito a raggiungere Livigno partendo dalla zona delle dighe di Cancano (o Fraele, non ho mai capito la differenza). Controllando le cartine escursionistiche presenti in loco e su Internet, scopro che ci sono due possibili percorsi: uno passa per la Valle Alpisella e l’altro per la Via di Pettine. Poiché la Valle Alpisella l’ho attraversata otto giorni prima fino al passo, ho deciso di provare con la Val di Pettine. Continua a leggere »

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