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Mentre mi godevo l’escursione della settimana passata alla ricerca della sorgente dell’Adda, è nato il desiderio di scoprire se sarei riuscito a raggiungere Livigno partendo dalla zona delle dighe di Cancano (o Fraele, non ho mai capito la differenza). Controllando le cartine escursionistiche presenti in loco e su Internet, scopro che ci sono due possibili percorsi: uno passa per la Valle Alpisella e l’altro per la Via di Pettine. Poiché la Valle Alpisella l’ho attraversata otto giorni prima fino al passo, ho deciso di provare con la Val di Pettine. Continua a leggere »

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Approfittando della decisione del comune di Valdisotto di regolamentare il traffico nella zona delle dighe di Fraele, decido che è giunto il momento di scoprire dove nasce il fiume che attraversa la Valtellina. È tempo di scoprire dove sono le mitiche sorgenti dell’Adda, che non saranno quelle del Nilo che hanno smobilitato nel XIIX e XIX secolo  avventurieri ed esploratori che hanno trovato fama o rovina in quell’impresa ma, ehi, come sto per andare a raccontare, pure la posizione di quella del fiume abduano si è rivelata complicata da trovare. Non sarà una storia degna di Salgari o Wells, ma ha dato comunque quel pizzico di avventura in più ad una lunga e piacevole escursione. Continua a leggere »

Nonostante la notte di tempesta che ha flagellato la Valtellina, sabato mattina, anche per festeggiare l’inizio delle ferie di Ferragosto, decido comunque di tentare una escursione, questa volta in una zona per me poco familiare: il Lago di Como. La zona dell’escursione si trova nel comune di Abbadia Lariana, pochi chilometri a nord di Lecco, comodamente raggiungibile in treno (o con il pullman sostitutivo, visto che a Morbegno il convoglio della coincidenza non era disponibile e ho dovuto proseguire con un torpedone). Continua a leggere »

Giro del Lago di Mezzola

Il desiderio di compiere il giro del Lago di Mezzola nasceva un’anno fa, quando, giungendo da Colico, camminavo per la prima volta lungo le coste di questo splendido gioiello liquido racchiuso tra le Alpi Retiche e quelle Lepontine. Qualche ricerca in rete ed un articolo su “Le Montagne Divertenti” (che ha la simpatica tendenza a far sembrare una sciocchezza pure la Ultra-Trail du Mont-Blanc) mi permettono di scoprire che un percorso esiste, e che si svolge per la maggior parte sul piano con una breve incursione in ambiente montano.
Quindi, un anno dopo, in un assolato e per nulla freddo sabato di primavera, scendo dal treno nella stazione di Novate Mezzola (207 m.s.m.). Il sole è ancora nascosto dalla cima di Provinaccio, ma i raggi illuminano l’umidità nelle severe valli a Est, preannunciando una giornata pessima per le foto; il meteo promette nuvole nel pomeriggio, ma spero che il cielo rimanga terso per il resto della giornata.
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Guardando fuori dalle finestre di casa mia, ho sempre visto decine di campanili sbucare dai boschi delle montagne delle Orobie e mi sono sempre domandato quali nuclei abitativi vi sorgano attorno. Nascosti dalla mia vista proprio dalle fronde degli alberi che ricoprono i declivi dei monti, le domande sul perché si fossero insediati proprio in quel luogo, come vivevano, se ci abiti ancora qualcuno, mi hanno sempre assillato ogni volta che il mio sguardo cadeva su quei siti così inospitali. Senza l’ausilio di una cartina geografica a mostrare isolati nuclei di abitazioni, sembrerebbe che nessuno si sia mai interessato di quelle zone così ripide, impervie, dove trovare un metro quadro di terreno pianeggiante è impossibile, ed invece è un’impressione errata: nei secoli passati, quando il fondovalle era coperto da paludi malariche e l’Adda esondava frequentemente, la popolazione cercava ogni luogo dove poter allevare qualche capra e piantare un campo per poter sfamare la famiglia, e spesso le uniche possibilità erano piccoli dossi illuminati qualche ora al giorno o in valli quasi inaccessibili ma in cui avere accesso all’acqua. Incuriosito ed ammirando la tenacia dei nostri antenati che hanno deciso, più spesso nolenti che volenti, di vivere in luoghi simili, ho deciso di organizzare un’escursione tra le contrade sotto Trivigno, fulcro della mia curiosità.

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Curioso come ogni volta che abbia tentato di percorrere il giro del Lago Bianco, sul Passo del Bernina, abbia sempre trovato un vento infame. Ci avevo già provato due volte e, nonostante anche quando sono sceso dal treno oggi abbia dovuto calcare per bene il cappello in testa, non ho demorso e ho iniziato il percorso.
Immaginavo di non trovare neve, ed invece ce n’era ancora, a lastroni congelati, in ogni punto in cui il sole non ha la possibilità di scaldare il terreno. In compenso non c’era il lago, o per lo meno una buona metà, in una specie di piccola apertura delle acque con il Lago Bianco al posto del Mar Rosso: mentre il lato settentrionale mostrava un livello dell’acqua più basso del solito, a Sud c’erano grandi pozzanghere divise da lingue di terra cosparse di macigni. Una vista insolita, ulteriormente alienante per i blocchi di ghiaccio che giacevano sulle rocche del fondo. Continua a leggere »

Sulla montagna tra Teglio e Bianzone, invisibili dalla Statale e pressochè sconosciute ai molti, sorgono le contrade di Nemina. Sono tre, Nemina di Sotto, Nemina di Mezzo e Nemina di Sopra, tutte poste sulla stessa strada, ripida, che sale dalla valle e si divide, nella sommità, in un bivio che permette di raggiungere Prato Valentino o il Col d’Anzana. Poichè le due contrade poste a maggiore quota le avevo già raggiunte tempo fa con un’altra escursione di qualche anno fa che partiva da Gema, sopra Teglio, ho deciso di effettuarne una anche per scoprire Nemina di Sotto, sempre partendo da Teglio.

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